| 

FESTA DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE

L’Immacolata Concezione è la prima solennità che si incontra nel­l’anno liturgico, che così, già al principio, ci pone dinanzi alla meditazione la figura di Maria e ce la presenta come colei che viene concepita senza macchia originale; singolare privilegio donato alla Madre del Signore. L’Immacolata è l’icona vivente dell’umanità libera dalla schiavitù del peccato e della morte. Non a caso Maria non conoscerà la corruzione del sepolcro, ma sarà assunta in cielo in anima e corpo, perché non solo è nata senza peccato originale, ma in tutta la sua vita mai ha acconsentito al peccato di macchiare la sua anima immacolata. In lei Dio contempla l’opera più bella della creazione, tanto bella da attirare su di sé «la po­tenza dell’Altissimo» e farla divenire Madre di Dio. In lei Dio vede realiz­zato ciò che ognuno sarà se lascerà che la potenza della redenzione del Signore Gesù entri in lui, per renderlo simile a Maria. Infatti, essere immacolati, come Maria – che per qual­che aspetto è un’eccezione – in realtà è la regola. Le anime create da Dio devono essere immacolate.

Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza, cioè intelligente, vo­litivo e soprattutto santo. Perciò, che Maria sia immacolata non è l’eccezione ma la regola. L’eccezione è il peccato che infetta, purtroppo, tutta l’umanità.

Maria è talmente la regola, che nessun uomo può entrare in cielo senza diventare prima come Maria, almeno in costante tensione come verso un ideale. Quindi, l’ideale supremo dell’uomo decaduto è ridiventare come Maria, cioè come Dio lo aveva creato. Chi non è come Lei, sfugge – volontariamente – dalle mani di Dio. Ogni uomo deve lottare con tutte le proprie forze per raggiungere quell’ideale: esso include la vittoria completa sulla concupiscenza, che garantisce la vittoria sulla morte (glorificazione in anima e corpo, come l’Assunta).

L’arcangelo Gabriele – infatti – venne mandato a una «piena di grazia», a una «vergine», promettendole un Re e un regno che «non avrà fine».

Nessun cristiano può esimersi dall’impegno di realizzare in sé lo splendore immacolato dell’anima di Maria, poiché su ogni cristiano – nel giorno del battesimo – è sceso lo Spirito come su Maria, e la potenza dell’Altissimo ha formato in lui l’immagine dell’uomo nuovo, cioè l’imma­gine di Cristo, «il Santo di Dio».

Nessun cristiano, affidato – in Giovanni – a Maria, può dimenticare di realizzare in sè quella «purezza di cuore» che fu propria del discepolo prediletto, e che lo rese capace di «vedere Dio» con occhi dal cuore puro.

Ogni cristiano affidato a Maria, riceve Maria come proprio «bene»: quale contrasto, se non diventasse anch’egli il «bene» di Maria, il «buono», il «santo» di Maria!

Pertanto nella solennità dell’Immacolata noi non celebriamo la festa di una sola Donna, benché eccelsa, chiamata Maria, ma celebriamo la festa di tutti coloro che, rispecchiandosi in Maria Immacolata, ne assorbirono la luce e i colori, e divennero risplendenti come Lei.

La solennità dell’Immacolata è comunicazione e manifestazione del mistero di Gesù (non di Maria). Cosa Gesù ci svela di Sé nel giorno in cui noi guardiamo Maria “piena di grazia”?

Gesù ci dice due cose:

– la forza della grazia: il dono di Dio è prima di ogni cosa e il mistero di Gesù, che rivela Dio con la sua umanità, è scritto nel cuore della Trinità prima della creazione del mondo. Maria, Madre di Gesù e nostra, è il segno vivente che la grazia è puro dono, al punto che è efficace prima della stessa libertà umana. Prima del “sì” di Maria (e quindi di ogni nostro “sì”) c’è l’abbraccio del Figlio che la preserva dal peccato.

– La dimensione escatologica: nell’Immacolata Concezione di Maria c’è l’annuncio del futuro dell’umanità. La grazia che è all’inizio ed è la stessa che sarà alla fine: tutto è avvolto dalla benevolenza di Dio.

– Maria non è una “privilegiata”, ma è Colei che manifesta ciò che sarà, perché in lei oggi contempliamo ciò che è stato. Per comprendere il senso dell’Immacolata dobbiamo guardare all’Assunzione. È un unico grande evento: la visione dell’effetto della grazia su ciò che è – come Maria – totalmente umano.

Perciò di questa solennità deve restare la gioia di sapere che noi – alla fine – saremo come Maria fu all’inizio.

Articoli simili