Riflessioni sul Sacramento del Battesimo cristiano di San Giovanni Paolo II – Secondo giorno

“Il peccato originale, infatti, pur cancellato dal Battesimo, lascia normalmente nell’intimo dell’uomo un disordine che va superato, una propensione al peccato, che va frenata con lo sforzo umano, oltre che con la grazia del Signore (cf. Conc. Trid., Decretum De iustificatione, cap. 10; Denz.-S. 1535). Lo stesso sacramento della Riconciliazione, pur offrendo il perdono delle colpe, non toglie completamente la difficoltà che il credente incontra nell’attuazione della legge inscritta nel cuore dell’uomo e perfezionata dalla rivelazione: tale legge, anche se interiorizzata dal dono dello Spirito Santo, lascia, di norma, la possibilità di peccato e anzi una qualche inclinazione ad esso (cf. Conc. Trid. Decretum De iustificatione, cap. 11; Denz.-S. 1536; 1568-1573). Di conseguenza, anche la vita umana e cristiana si rivela sempre come una “lotta” contro il male (cf. Gaudium et spes, 13.15). Si richiede così un serio impegno ascetico perché il fedele si renda sempre più capace di amare Dio e il prossimo, in coerente sintonia con la propria condizione di rinato in Cristo.

A ciò si aggiunga che il dolore – quello subìto con rassegnazione e quello liberamente voluto in vista di una piena adeguazione alla proposta evangelica – deve essere vissuto in unione con Cristo per partecipare alla sua passione, morte e risurrezione. In questo modo il credente può ripetere con san Paolo: “Sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne ciò che manca ai patimenti di Cristo a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col 1,24)” (San Giovanni Paolo II – Udienza del 07/03/1984, Città del Vaticano – Roma).

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