AMORE

“Chi crede in me, come dice la Scrittura, fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo cuore.” (Gv 7, 38)

[estratto: Testo, Spiritualità trinitaria. Il riflesso del mistero di Dio nella vita cristiana secondo Giovanni Paolo II…]

San Paolo non parla di “frutti”, bensì di “frutto” (ho karpos, al singolare) dello Spirito. Questo frutto è essenzialmente l’amore (agapê): da esso provengono tutti gli altri frutti che San Paolo enumera». È il frutto che lo Spirito Santo ha prodotto negli Apostoli a Pentecoste e in tutti i membri della prima Comunità cristiana.

Questo frutto è amore: l’amore è dono di sé, è partecipazione del proprio essere, della propria vita, dei propri doni spirituali e materiali ai fratelli. Con l’amore ogni uomo, divenuto nuovo per nuova creazione dello Spirito del Risorto, fa della sua vita un dono per i fratelli. Non dona solo le cose, i beni, dona tutto quanto ha ricevuto da Dio. Chi ama mette a disposizione dei fratelli tutti i suoi talenti, perché sa che da questo dono nasce la vita per gli altri, oppure si migliora, si perfeziona, cresce, giunge alla pienezza di sé.

L’esempio dell’amore vero, puro, santo è Cristo Gesù. Egli ha dato se stesso per l’umanità, si è dato dall’alto della croce, nella sofferenza e nel martirio.

Oggi l’uomo non ama più. Non ama perché è incapace di soffrire per l’altro; è incapace di offrire all’altro la propria vita. Senza sofferenza, senza sacrificio, senza rinunzia, senza abnegazione, senza quella continua morte non c’è possibilità alcuna di poter amare secondo Dio. Lo Spirito, invece, viene incontro alla debolezza, alla fragilità, mette nel cuore tutto l’amore di Cristo, amore di sofferenza e di croce, e aiuta ogni uomo a farlo crescere, perché maturi attraverso la sua vita e produca frutti di altra vita nel mondo intero.

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