GIOIA

“Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.” (Gv 15,11)

[estratto: Testo, Spiritualità trinitaria. Il riflesso del mistero di Dio nella vita cristiana secondo Giovanni Paolo II…]

Il frutto dello Spirito è gioia: la gioia è la libertà del cuore dagli affanni, dalle preoccupazioni, dai fastidi della vita.

Il cuore libero canta tutto il suo amore per il Signore e nessuna realtà creata riesce a turbarlo, perché è nel Signore, è dal Signore, è per il Signore.

Sulla gioia c’è molto da dire. La gioia vera è quella che nasce da una coscienza nella quale vive il Signore e la sua santa volontà[1]. “Nell’esperienza cristiana sorge qualcosa di totalmente nuovo. La gioia non è certamente frutto del successo e dell’appagamento di qualche bisogno fisico e esigenza psicologica”[2]. Essa è solo nel compimento della volontà di Dio. Fuori della volontà di Dio non c’è gioia, c’è solo stordimento dei sensi, che conduce di morte in morte coloro che si lasciano afferrare da esso. Oggi c’è molto stordimento, ma poca vera gioia. Lo attesta il fatto che la vera gioia ricolma il cuore di quiete; lo stordimento lo turba e lo lascia vuoto.

La vera gioia nasce dall’abitazione di Dio nel cuore dell’uomo e lo conduce a farsi «dono agli altri seguendo la legge della oblatività»[3]. Lo stordimento è la ricerca dell’appagamento dei sensi, pensando che questa sia la gioia. Questo è stordimento e basta e lo stordimento non colma l’uomo, non lo riempie, lo lascia vuoto, tant’è che si ha bisogno di sempre più grandi stordimenti, di più grandi sensazioni, che a volte arrivano fino a mettere in pericolo la propria vita, perché la danneggiano gravemente e irreparabilmente.

 

[1]  P. ZAGO, Incontrare lo Spirito, o. c.,  p. 52.

[2]  L. PACOMIO, Lo Spirito Santo, Persona divina senza volto: presenza e azione, o. c. ,  p. 53.

[3]  U. VANNI, Accogliere lo Spirito nel pensiero di Paolo e di Giovanni, o. c., p. 35.

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