FEDELTA’

“Rut rispose: – Non insistere con me, perché ti abbandoni e torni indietro, senza di te, perché dove andrai tu, andrò anch’io; dove ti fermerai, mi fermerò; il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio; dove morirai tu, morirò anch’io e vi sarò sepolta…solo la morte mi separerà da te. -” (Rut 1, 16-17)

[estratto: Testo, Spiritualità trinitaria. Il riflesso del mistero di Dio nella vita cristiana secondo Giovanni Paolo II…]

La fedeltà è un altro aspetto del frutto dello Spirito Santo. Con la fedeltà l’uomo dona il suo sì a Dio e glielo dona in modo irreversibile; per sempre egli è di Dio, per sempre è anche dell’uomo.

Non c’è vero cammino di fedeltà a Dio che non diventi e non si trasformi in cammino di fedeltà all’uomo. Il sì a Dio deve essere il sì all’uomo. È un sì perenne a Dio e perenne all’uomo. La perennità del sì non deve conoscere ostacoli. Il sì è a prova di vita e culmina sempre sul Golgota, dove si segue Gesù Maestro, modello di ogni fedeltà vera a Dio e agli uomini.

La fedeltà è mozione dello Spirito che conduce l’uomo verso un sì sempre più perfetto, sempre più totalizzante l’intera vita. “Si comprende come la fedeltà non possa esistere se non come espressione del frutto dello Spirito, che dona e può chiedere: «Resta fedele fino alla morte» (Ap 2, 10)”.

La carne non è capace di fedeltà.  Il contrario della fedeltà è l’incostanza e la volubilità dei desideri e dei pensieri, del cuore e della mente.

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