Riflessione sul vangelo XXXIII Domenica del Tempo Ordinario Anno C

Siamo giunti alla penultima domenica dell’anno liturgico e dopo averci resi certi — certezza della fede — nella risurrezione finale, oggi la Parola di Dio ci ricorda un’altra verità che per alcuni sembra inesistente; per altri — i più fragili psicologicamente — sembra di immediata attualità: la fine del mondo e ciò che essa deve significare per il discepolo.
Il brano del Vangelo di Luca mentre da una parte mette l’accento prevalentemente sulla distruzione di Gerusalemme (avvenuta nell’anno 70 ad opera dei Romani guidati dall’imperatore Tito), qui prefigurata in modo apocalittico, dall’altra predice della fine del mondo, di cui la distruzione di Gerusalemme è un’anticipazione simbolica.
Le parole di Gesù hanno uno scopo ben preciso esse vogliono farci capire che tutte le cose create avranno fine, a differenza di quelle eterne, che ci attendono in Paradiso. Sono queste le realtà sicure, quelle che non finiranno mai e potranno darci quindi la vera felicità.
Gesù ci insegna inoltre che quando gli eventi sono dolorosi, dobbiamo guardare verso l’alto e staccare lo sguardo da tutto ciò che passa.
Il tempo non può essere eterno: solo Dio è eterno.
Ci sarà dunque una fine, anche se nessuno può dire quando: lo sa solo il Padre, disse Gesù.
Ma è improbabile che Dio distruggerà ciò che ha creato; Egli può ridare vita a ciò che corre naturalmente verso la fine.
Gesù, infatti, non ha parlato di una fine del mondo, ma di uno sconvolgimento universale, che darà inizio a un nuovo mondo.
Molti, però, creano confusione negli spiriti più deboli. Gesù lo previde quando disse: «Molti verranno sotto il mio nome dicendo: “Sono io”, e anche: “Il tempo è prossimo”. Ma raccomandò: “non seguiteli”.
Tra coloro che turbano oggi – come ieri – le coscienze di molti ci sono i Testimoni di Geova, che vanno di casa in casa pronosticando una fine prossima del mondo, o di questo sistema di cose, come dicono loro.
I Testimoni di Geova elencano alcuni segni della fine del mondo, come ad esempio le guerre.
Ma Gesù disse: «Quando sentirete parlare di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate. Devono infatti accadere prima queste cose, ma non sarà subito la fine».
Mentre alcuni appaiono eccessivamente preoccupati, altri appaiono indifferenti al pensiero della fine.
Gesù offre un doppio messaggio circa la fine di questo mondo: da una parte non nega che sarà un evento spaventoso, a cui bisogna pensare e prepararvisi, perché può accadere in qualunque momento: «Si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno, e vi saranno terremoti in vari luoghi, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandi dal cielo».
Dall’altra, Gesù invita a sperare e a guardare in alto, poiché Egli stesso – in quel terribile momento – ci verrà incontro insieme coi suoi angeli, e assicura che «nemmeno un capello del vostro capo perirà».
È ovvio che Gesù intende riferirsi a coloro che si preparano a quell’ora con la perseveranza nella fede e nella fiducia in Dio. Tutta la sua predicazione in Palestina consisteva essenzialmente nella raccomandazione: «Il regno dei cieli è vicino; convertitevi e credete al vangelo» (Mc 1,15).
Oggi ci dice: «Con la perseveranza (nella fede e nelle opere buone)
salverete le vostre anime».
Solo chi ha vissuto il vangelo della carità può sperare nell’invito di Gesù: «Venite, benedetti, nel regno del Padre mio, perché quando ebbi fame mi deste da mangiare». «Solo per loro avranno fine i dolori di questa vita e – come per la donna dopo i dolori del parto – inizierà ‘la gioia’ della vita eterna».
Ma intanto è necessario pensare all’oggi, e alla vita attuale.
Gesù, anche sotto questo aspetto, offre una duplice visione: da una parte non nasconde che, soprattutto per i suoi seguaci, la vita non è rosea, poiché «a causa del mio nome, vi metteranno le mani addosso e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori»; «sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e metteranno a morte alcuni di voi; sarete odiati da tutti per causa del mio nome».
Dall’altra, Gesù sottolinea l’aspetto positivo e meraviglioso che «tutto questo vi darà occasione di rendere testimonianza» della fede e dell’amore verso di Lui e verso il Padre.
Tutto avviene sotto lo sguardo attento di Dio, che darà la sua ricompensa a chiunque riconoscerà Gesù a costo della propria vita.
Gesù raccomanda persino di restare tranquilli e di non preoccuparsi della propria difesa: «Mettetevi bene in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò lingua e sapienza, a cui tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere».
Se è vero che finanche i capelli del nostro capo sono contati, e che neppure un uccellino cade a terra senza che Dio lo sappia, allora ogni attimo della vita di ciascun uomo è coperto dal provvidente amore di Dio, in vita come in morte!…

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