Riflessione al Vangelo della Domenica delle Palme

Con questa domenica inizia la settimana santa in cui vivremo il memoriale della passione, morte, sepoltura e risurrezione del Signore. E il momento culminante dell’amore di Dio per noi; è il momento di Dio, del Dio della Grazia e della misericordia.

Dopo la lettura del Vangelo dell’ingresso a Gerusalemme, nella liturgia odierna, si legge il lungo racconto della Passione di Gesù secondo l’Evangelista san Marco.

Il Vangelo di Marco ci dà il racconto della passione più rapido e meno caricato di significati teologici secondari. Tuttavia, in questo racconto è descritta la grande lotta qui sulla terra tra i due grandi condottieri (Dio e satana). Essa è la ripetizione nella storia dell’altra grande lotta avvenuta prima dei tempi e descritta nell’Apocalisse «Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo» (Ap 12,7-8). L’esito di questa lotta è lo stesso: la sconfitta del maligno. Una disfatta che ha la sua radice nell’obbedienza di Gesù alla volontà del Padre, un’obbedienza radicale, che ha fatto del Figlio dell’uomo la vittima capace di riscattare l’umanità intera dalla schiavitù del peccato. Ecco come San Paolo nella seconda lettura descrive il successo di Cristo: «Apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome: perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre». 

Ora, forti della vittoria di Cristo, tocca a noi combattere; continuare la lotta con il principe di questo mondo, come ci dice ancora l’Apocalisse: «Allora il drago si infuriò contro la donna e se ne andò a far guerra contro il resto della sua discendenza, contro quelli che osservano i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù» (Ap 12,17). L’esito di questa lotta è segnato, è certo, poiché ce l’ha guadagnato il Signore. Bisogna però, come in ogni battaglia, avere coraggio e determinazione, sapendo che il successo sarà pieno solo se non avremo tentennamenti, se non cercheremo accomodamenti col nemico, il quale non cerca certo la nostra salvezza, in modo da poter dire come San Paolo alla fine della sua vita: «Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione» (2 Tm 4,7-8).

La passione del Signore ci insegna un’altra fondamentale verità, cioè  che anche le situazioni di sofferenza, permesse e non promosse da Dio, portano in sé insegnamenti preziosi di maturità, di purificazione, di relativizzazione di tanti falsi assoluti da cui facciamo dipendere la nostra vita. Sono talvolta passaggi obbligati per capire lezioni che non avremmo mai capito. 

L’amore di Dio manifestato in Gesù per l’uomo non è in gioco: in esso dobbiamo profondamente credere soprattutto in questi momenti. Egli non smette di amare, neppure quanti lo hanno inchiodato su una croce, e ci invita a fare altrettanto verso coloro che ci hanno – in vari modi – «crocifisso», cioè procurato le sofferenze più grandi, colpendoci nella stima, nell’onore, negli affetti, nella famiglia, nel lavoro, nei beni materiali. Se ci riusciamo, e lo possiamo con la sua Grazia di Dio, raggiungiamo una vetta divina. Somigliamo a Dio che vuol far trionfare il bene, nonostante tutto. Scusare chi ti procura del male e pregare per la sua conversione è segno di una maturità di fede di chi ha fatto molta strada nel somigliare a Cristo, che prende la difesa del peccatore presso il Padre: «Perdona loro perché non sanno quello che fanno». 

La forza dell’amore, come Dio ci insegna, si vede proprio in queste circostanze. Quando si dimostra di saper resistere agli scherni, alle offese, alla falsità, al tradimento nella certezza che il Giudice giusto chiarirà tutto a suo tempo e nella volontà di partecipare con la nostra alla passione di Cristo per contribuire nel nostro piccolo alla salvezza del mondo: «Completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo». Per chi sa far questo, c’è un premio eterno che il Signore Gesù riconosce a chi gli è stato vicino nel momento del dolore e ha accettato di far cadere la sua goccia di sangue nel calice della sofferenza di Cristo. 

Maria, la Madre dolorosa, ci aiuti e ci conforti in questa lotta per il successo eterno, quello che non termina e che è la gioiosa partecipazione alla divinità.

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