Riflessione sul Vangelo della XXI Domenica del T. O. Anno B

Il Vangelo di questa XXI Domenica del T. O. riporta la parte conclusiva della catechesi di Gesù sul Pane di vita. Dopo che Egli ha detto chiaramente che il Pane della vita è il suo Corpo e il vino versato è il suo Sangue: Corpo da mangiare, Sangue da bere, molti non accettarono quell’insegnamento e lo abbandonarono. Preferirono andarsene via da Gesù con le loro piccole certezze anziché credere in Lui e seguirlo. Il loro errore è stato nell’interpretare in maniera materialistica le parole divine di Gesù, quasi Egli volesse renderli antropofagi: l’invito di Gesù è stato ed è quello di accogliere il suo insegnamento e il dono dell’Eucaristia, con la luce della fede, con la grazia dello Spirito, solo così si potrà comprendere che il Pane eucaristico non è il Corpo terreno e morto di Gesù, ma il Corpo glorificato, ripieno dello Spirito di vita.

Di fronte al loro rifiuto Gesù, però, non è sceso a compromessi. Ha richiamato ciascuno alle proprie responsabilità affermando: “Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che vi ho detto sono spirito e vita” (Gv 6,61-63). Queste parole mettono in risalto il carattere soprannaturale della Rivelazione di Cristo: mediante la fede e l’ascolto della sua Parola, gli uomini sono esortati ad incontrarsi personalmente con il Verbo incarnato, con il Messia atteso, l’unico mediatore fra Dio e l’umanità. “Forse anche voi volete andarvene?” (Gv 6,67), disse il Maestro agli Apostoli. La risposta di Pietro non si fece attendere: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna” (Gv 6,68) e scelsero di rimanere con Lui. Rimasero perché il Maestro aveva “parole di vita eterna”, parole che, mentre promettevano l’eternità, davano senso pieno alla vita.  

Dinanzi all’Eucaristia ognuno deve scegliere personalmente e divenire promotore di altre scelte, animatore di fede per quanti vivono attorno a lui. Pietro sceglie Cristo come il Santo di Dio, come l’Inviato del Padre, come Colui che ha parole di vita eterna. La Chiesa, mandata da Cristo a proporre ad ogni uomo la scelta dell’Eucaristia, verrà nel corso della storia a trovarsi nella stessa condizione in cui si è trovato Gesù. Come il suo Maestro essa dovrà mantenere intatta la sua proposta, sapendo che solo in questo dono eucaristico scorre la vita per tutto il genere umano. Inoltre dovrà sempre sapere che quanti non si accostano all’Eucaristia sono fuori del cammino della vita. A costoro deve mantenere ferma l’offerta attraverso la fede convinta dei suoi figli. Ogni suo figlio dovrebbe fare la professione di Pietro, gridando a Gesù Eucaristia con vera fede che solo in Lui vi è la vita e solo in questo sacramento è possibile riceverla. La verità deve essere proclamata in tutta la sua interezza, con fermezza, decisionalità, senza cedimenti; sarà dalla nostra certezza di fede che il mondo avrà un sussulto di ripensamento e se vuole domani potrà anch’esso accostarsi alle sorgenti della verità per entrare in possesso della vita eterna.

Solo Cristo è la meta e il traguardo della nostra vita: Lui ci attende – ognuno singolarmente e tutti insieme – oltre i confini del tempo nell’abbraccio eterno del Dio che ci ama.  Ma se l’eternità è il nostro orizzonte di uomini affamati di Verità e assetati di felicità, la storia è lo scenario del nostro impegno di ogni giorno. La fede ci insegna che il destino dell’uomo è scritto nel cuore e nella mente di Dio, che della storia regge le sorti. Essa ci insegna altresì che il Padre affida alle nostre mani il compito di avviare fin da quaggiù l’edificazione di quel “Regno dei Cieli” che il Figlio è venuto ad annunciare e che troverà il suo pieno compimento alla fine dei tempi.

Con S. Pietro, anche noi, proclamiamo la nostra fede e ringraziamo il Signore per un così grande dono e per la sua presenza in mezzo a noi attraverso la Sua Parola viva ed eterna e la SS. Eucarestia.  

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