Riflessione sul Vangelo della II Domenica di Quaresima

È la domenica della Trasfigurazione di Gesù sul Tabor. Essa è per gli apostoli che vi assistono il preludio della sua gloria nella risurrezione e conforto nella prova che dovranno subire a causa della passione del Signore. Nel racconto del Vangelo si possono contemplare i simboli dei misteri della nostra fede. In Gesù trasfigurato è presente il Figlio del Padre, il Verbo eterno di Dio fatto uomo e glorificato nella sua umanità. L’umanità è visibile nel suo corpo, la divinità traspare dallo splendore che emana da Lui; è la rivelazione della presenza di Colui che è Dio e Uomo, il nostro Signore Gesù Cristo; nella voce che dichiara «Questi è il mio Figlio diletto» abbiamo il segno della presenza del Padre, origine e fonte della divinità. Nella nuvola luminosa è presente il segno dello Spirito Santo che avvolge tutta la scena. E accanto a Gesù trasfigurato appaiono Mosè ed Elia, rappresentanti dell’A. T. La Trasfigurazione del Signore rivela, dunque, il mistero del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo, il mistero della santissima Trinità, e insieme il mistero della Incarnazione del Figlio di Dio fatto uomo. 

Sul Tabor per un istante Gesù mostra la sua gloria divina, confermando così la confessione di Pietro avventa poco prima dell’avvenimento e rivela anche che, per entrare nella sua gloria, Gesù deve passare attraverso la croce a Gerusalemme.

Nella risurrezione, il Padre diede anche all’umanità del Figlio quella gloria che Egli «aveva presso di Lui prima che il mondo fosse»; Egli è immagine del Dio invisibile» e «in Lui abita corporalmente la pienezza della divinità». Questa Manifestazione di Dio nella luce del Cristo è strettamente legata al mistero della passione e morte, un mistero che Gesù richiama ai tre apostoli quando dice: «mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare a nessuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risuscitato dai morti».

Ma come spesso avviene nel Vangelo, gli apostoli non capiscono.  

La lezione che ci viene data dalla vicenda di Gesù Signore vale ancora oggi per ogni credente e, ovviamente, vale anche per noi che, viandanti sulle strade della vita terrena, veniamo raggiunti da momenti terribili in cui la tentazione ci porta a disperare di Dio. Bisogna andare più a fondo e, dietro lo sconquasso della natura umana, saper intravedere il disegno divino che si compie nella Pasqua di Cristo e nella nostra pasqua. La Quaresima è tempo di esercizio intenso nella vita dello spirito. Dobbiamo allenarci a saper superare – attraverso l’aiuto della preghiera e dei sacramenti – i vari ostacoli che rendono problematico il nostro cammino verso il cielo.

Ecco perché la Quaresima non serve a cambiare gli «altri», ma a convertire se stessi. Anzi, a lasciarsi convertire, perché noi non siamo capaci di fare niente senza l’aiuto del Signore. L’aveva già detto Gesù: «Senza di me non potete far niente!». Forse possiamo fare poco per migliorare il mondo, è vero, ma come cambierebbe la vita se noi fossimo veramente «cristiani» quando giochiamo, parliamo, scegliamo, facciamo il nostro dovere ecc. Oggi la gente non vede più Gesù, ma vede noi cristiani: abbiamo una responsabilità ed una possibilità immensa! Oggi Cristo non ha mani, ha le nostre mani; non ha occhi, ha i nostri occhi; non ha labbra, ha le nostre labbra…

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