Riflessione sul Vangelo della VI Domenica del T. O. Anno C

Il passo del Vangelo di questa VI Domenica del T. O. ci invita ad un cambiamento radicale della nostra mentalità, della nostra vita; ci dà un messaggio nuovo, che va contro corrente, che trasforma il mondo. Si tratta di un chiaro insegnamento di Gesù che capovolge il nostro modo di pensare e di comportarci.

Gesù era salito sul monte, lì aveva pregato tutta la notte, il giorno dopo aveva chiamato a sé i discepoli e ne aveva scelto dodici, gli Apostoli; tutti insieme scendono dal monte e si fermano in un luogo pianeggiante dove ci sono i discepoli e una gran moltitudine di gente arrivata da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sione. Cosa fa Gesù? Alzati gli occhi verso i suoi discepoli che gli stanno attorno – a loro volta circondati da una moltitudine di gente – e dona un insegnamento in due parti, ciascuna contenente quattro «Beati voi» e quattro «Guai a voi». I discepoli di Gesù sono poveri, poveri in tutti i sensi e di ogni specie: alcuni hanno fame, altri piangono, altri ancora (perché suoi discepoli) sono odiati, messi al bando, insultati; però hanno accettato il Regno di Dio, lo hanno riconosciuto in Lui, per questo sono divenuti suoi discepoli, credendo e fidando in Lui. Essi sono sì poveri ma che partecipano alla sorte del loro Signore, sono come Lui che appunto, solennemente e ad alta voce, grida loro: «Beati voi poveri perché è vostro il Regno di Dio con la sua sofferenza, la sua croce, la sua persecuzione che sono premessa e promessa di sazietà, di gioia, di una ricompensa che supera ogni umana aspettativa».

I discepoli di Gesù, perseguitati come i profeti, si inseriscono nel mistero della salvezza: la qualcosa è beatitudine e tende alla beatitudine. Insomma, la gioia, la felicità, la serenità presente e futura è Cristo, Infelice è chi rifiuta di conoscerlo, di amarlo per amare la ricchezza materiale, chi lo tradisce. come Giuda – avido di denaro – che purtroppo era uno dei dodici.

Per questo i ricchi, i sazi, i ridangiani, gli osannati da tutti, meritano non il plauso di Cristo, ma una serie di terribili «Guai a voi». «Guai» non vuol dire maledizione, ma lamentazione, pianto di Gesù!

La ricchezza è un’illusione di cui bisogna liberarsi a tempo, prima che si tramuti in una tragica delusione. Per questo Gesù ce ne mette in guardia, quando pronuncia i suoi quattro «guai» non solo contro i ricchi, ma anche contro gli aspiranti «ricchi»; ed in questa categoria ci sono tutti. In tanti pensano che la ricchezza porti sazietà, la possibilità di divertirsi a rotazione continua, il successo. Gesù non lo nega: dice che questa è la consolazione del ricco o a cui tende l’aspirante ricco. Ma l’uomo è immortale, ha un futuro che va costruito oggi; e l’egoismo della ricchezza conquistata o da conquistare è il modo preciso per costruirselo infelice: la sazietà egoistica, il divertimento peccaminoso, il successo basato sulla menzogna, produrranno fame, afflizione, maledizione.

Gesù è venuto a darci un criterio diverso di felicità, il vero, che vale per il povero e per il ricco: la ricchezza non è la felicità; bisogna distaccarsene per farne partecipi gli altri. La gioia non sta nell’accaparramento, ma nella donazione, nella partecipazione, nel sapere che tutti abbiamo da mangiare, da vestirci; tutti abbiamo la possibilità di godere delle bellezze e delle cose buone che Dio ha profuso in questo mondo; la gioia sta nel lavorare per la libertà, l’eguaglianza, la pace, la giustizia per tutti: questo attua il Regno di Dio, in questo siamo beati, per questo possiamo aspirare alla gioia piena, totale, eterna di Dio.

Di fronte al dolore si imbocca ordinariamente una delle seguenti tre strade: quella della disperazione e del suicidio; quella della ribellione a Dio, perdita della fede, allontanamento dalla Chiesa e dai sacramenti, bestemmie, lacrime amare; la via della rassegnazione alla volontà di Dio, e persino ringraziamento per il male accaduto, il rendere le negatività occasione di bene.  Chiunque comprende che la prima via è tragica ed assurda. La seconda somiglia molto alla prima e nuoce anch’essa gravemente alla salute fisica e spirituale. Inoltre è ingiusta perché Dio non manda alcun male, essendo fonte di vita e non di morte, di gioia e non di tristezza; qualunque male proviene da altre cause. Il Vangelo insegna la scelta della terza via, che salva la vita materiale e spirituale. Le verità evangeliche, più che capite vanno sperimentate.

I santi hanno sofferto più di qualunque altra persona in terra, eppure, essi esperimentavano in sé grande pace e gioia. Dio non permette alcun male senza ricavarne un bene maggiore. Cosa fare allora? Non disperare mai, alzare gli occhi al cielo, puntandoli sul volto del Padre che ci ama, e dirgli: «Padre, nelle tue mani raccomando il mio spirito. Io so che tu premi chi ti offre miserie e dolori in isconto dei propri e altrui peccati. So che ai poveri tu darai ricchezza nei cieli, agli affamati sazietà totale, a chi piange la gioia. E la tua promessa! Grazie, Padre». 

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