Riflessione sul Vangelo della solennità della SS Trinità

 

Con la solennità della SS. Trinità veniamo posti davanti all’ineffabile maestà del Dio Unitrino. È il Dio “che abita una luce inaccessibile” (1Tm 6,16) e supera infinitamente con la sua divinità tutto il creato, anche ciò che l’uomo può, con il suo intelletto creato, comprendere ed esprimere su Dio. Solo per rivelazione Dio può rendersi accessibile ed è solo Cristo che lo può rivelare, Lui il Dio fatto uomo per manifestare il mistero di Dio e dell’uomo all’uomo.

Nel Vangelo di questa solennità Cristo, al termine della sua missione sulla terra pronuncia il nome del Dio vivente, che è: Padre, Figlio e Spirito Santo. Del Dio infinito, che, solo, abbraccia tutto. “In Lui infatti viviamo, ci muoviamo, ed esistiamo” (At 17,28). Il suo nome è: eternità. Ed anche se il libro dell’Apocalisse proclama Dio come “Colui che è, che era e che viene” (Ap 1,8), tuttavia queste parole sono una manifestazione del mistero di Dio riguardo a tutto ciò che trapassa, che è sottoposto al tempo. Infatti il suo nome proprio è: eternità. E ancora: il suo nome è: amore.

L’amore significa insieme l’unione più perfetta. Dio è uno, l’unità solo a Lui spetta, ed è unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo: l’unità della Trinità. Nell’ambito delle creature a noi accessibili non siamo in grado di trovare il corrispondente a questa realtà, e di riconfermarla. E, in Dio, la perfetta unità è Trinità. Proprio per questo Egli è: amore. Solo Dio, che è unità della Trinità, può essere Dio-amore. Senza ciò potrebbe essere soltanto Dio-onnipotenza. 

Ma l’onnipotenza, che non è amore, non è neppure perfetta onnipotenza. E proprio di questa realtà Gesù Cristo ha convinto l’umanità mediante tutta la sua missione, quando, al termine di essa, dice agli apostoli: “Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra… ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” (Mt 28,18-19) – cioè dice in pari tempo: immergete l’essere umano in Dio, che è amore. Introducetelo nel più profondo mistero dell’unità di Dio attraverso la Parola e il sacramento del Battesimo.

Questo sacramento, ricevuto all’inizio della vita, perdura in ogni credente cristiano mediante un segno indelebile: il carattere del santo Battesimo. Questo è il segno del Figlio: ed è il segno dei figli di Dio. “…Avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: “Abba, Padre”. Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio” (Rm 8,15-16).

In questo modo, mediante il sacramento del Battesimo, la santissima Trinità inabita in ogni credente cristiano, in ogni battezzato, e anche in ognuno di noi. Ognuno vive nel Figlio, portando l’indelebile segno della figliolanza e, grazie alla testimonianza dello Spirito e sotto il suo soffio, si avvicina al Padre. Per questo Cristo dice agli Apostoli: “Andate” (Mt 28,19): questo è l’invito alla missione per introdurre tutti nella missione salvifica di Cristo e perché tutti in unione con Lui raggiungano il Regno, del quale Cristo ha indicato la via. E questa via rimane sempre aperta.

Gesù durante la sua vita l’aveva indicata quale via da percorrere per giungere in paradiso, la via e la verità della sua opera, della sua Parola e del dono dello Spirito Santo per il perdono dei peccati. Ora come Risorto, dà la forza per camminare su essa. Questa forza viene dalla sua presenza. Egli, infatti, non si congeda dai suoi perché non si allontana da loro; cambia solamente tipo di presenza. La comunità dei credenti e degli Apostoli hanno motivo di rallegrarsi e di continuare con entusiasmo la Sua missione.

 Mentre vanno per le strade del mondo annunciano l’amore trinitario, vivendo di esso. Anche noi, comunità di credenti in Cristo, dobbiamo incentrare di più la nostra vita sulla risurrezione di Cristo, che ci ha permesso di iniziare una vita di figli di Dio, e sulla nostra, come professiamo ogni domenica, per ricordarci che con il battesimo abbiamo iniziato quella vita trinitaria che speriamo di maturare e vivere in pienezza nell’eternità beata.

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