Riflessione sul vangelo della Domenica delle Palme Anno C

La domenica delle Palme fa gioiosa memoria dell’ingresso solenne di Gesù a Gerusalemme, ma soprattutto ci riporta al cuore stesso della vita di Gesù: l’ora della morte o del silenzio. Gesù è il servo sofferente che offre la sua vita per l’umanità. I segni della sua passione resteranno sempre nella sua umanità e nel suo mistero, anche dopo la sua risurrezione. Se siamo cristiani, lo dobbiamo a quell’ora di morte, quando tutto divenne buio sulla terra e nel silenzio generale si avvertiva solo l’espressione del dolore delle donne, ed in par­ticolare di Maria sua madre. Tuttavia, questo silenzio non è senza speranza. Diviene infatti il tempo dell’attesa, l’ora in cui si veglia, perché Gesù vincendo la morte, risorgerà.

Gesù era venuto a portare la pace con l’amore e con il perdono, la giustizia con il dialogo e la denuncia, evitando ogni forma di spargimento di sangue.

Ma Gesù non viene capito, è incompreso, anzi, frainteso! E da amico e salvatore viene visto quale impostore perché aveva tradito le attese del popolo: essi volevano un liberatore, un messia e salvatore che con rivolte e un forte esercito avrebbe sconfitto gli occupanti romani. Gesù – come sappiamo – aveva un altro disegno, una missione ben più preziosa e con risvolti molto differenti, anzi opposti! Inizia così la sua passione: l’arresto, il giudizio del tribunale, la salita verso il Calvario, la crocifissione, la morte…

Nella passione di Gesù anche l’amicizia con i suoi discepoli viene attraversata da ombre e momenti di tristezza. Si susseguono una serie di tradimenti: da quello di Pietro o di Giuda a quello della sua comunità, che ha paura! Eppure Gesù non smette di amarli tutti e di donarsi a loro. L’ultima cena è appunto il segno concreto e autentico che il Maestro non vuole separarsi dai discepoli, amandoli senza limiti.

Colpisce un particolare molto significativo della passione di Gesù che ci fanno toccare con mano la sua mansuetudine: Egli risana il servo del sommo sacerdote ferito di spada da uno dei suoi discepoli che si era opposto con violenza alla sua cattura nell’orto degli ulivi. In questo momento drammatico, Gesù si preoccupa di insegnare ai suoi discepoli e a quanti sarebbe venuti a conoscenza del suo Vangelo  che per restare dalla parte di Dio, nel bene e nel grande amore, bisogna essere disposti a consegnare la propria vita nelle mani del male, al quale ci si può opporre solo con il bene, con l’amore, con la misericordia, con la rinunzia. Così alla violenza, Gesù dice il suo basta, ordina di abbandonare ogni resistenza che avrebbe solo prodotto altro male, altra ingiustizia, accrescendo ulteriormente il disordine e il caos. Dinanzi a coloro che hanno deciso la nostra distruzione, Gesù ci insegna come ci si deve comportare e il suo insegnamento è di totale arrendevolezza, che diviene consegna nelle loro mani, ma anche preghiera perché possano ottenere da Dio il perdono per il loro peccato e la loro colpa. La gloria di Dio è il fine della vita dell’uomo sulla terra; se per questo è necessario passare attraverso la morte, allora bisogna che lo si faccia deliberatamente, con decisione, con comando imperioso, perentorio. Basta! Gesù anche dall’alto della croce continua a dimostrare la sua mansuetudine e la comprensione per i giudei che lo scherniscono, per il centurione che lo mette in croce. E, poi, sulla croce, prima di morire, Egli perdona uno dei due ladroni che venivano crocifissi insieme a Lui, e che da questo gesto di amore e di misericordia è ricordato come il buon ladrone. Egli diventa il testimone dell’amore sconfinato di Dio: il Padre perdona sempre a chi gli si rivolge veramente pentito. Nel momento in cui sta per consegnare il suo spirito, Gesù rivolge al Padre una preghiera: Gli chiede che perdoni i suoi uccisori, scusandoli, dicendo che non sanno quello che fanno. Con la sua domanda di perdono Cristo Gesù ci apre al suo mondo, ci introduce in esso, ci insegna che la redenzione è morire anche per i propri carnefici; anche per loro Egli si è sacrificato. Chiedendo al Padre che apra la porta della sua misericordia e del perdono, ci ha lasciato il suo testamento spirituale; ci ha insegnato che non sarà mai possibile pensare la redenzione se non nella modalità della nostra morte offerta a favore della salvezza di coloro che ci fanno del male.

Egli è venuto per la salvezza del mondo intero, nessuno deve essere escluso, neanche i propri persecutori, e per questo prega il Padre che perdoni la loro colpa, li accolga nella sua amicizia, elargendo tutto il suo amore, sempre però nel rispetto delle regole del pentimento e del rinnegamento di tutto il male commesso per vivere in novità di vita nella santità. La croce di Cristo senza il perdono dei crocifissori non sarebbe stata vera redenzione. Il suo sacrificio è per tutti; a tutti deve aprire le porte della casa del Padre.

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