Riflessione al Vangelo della V Domenica di Quaresima

Nel Vangelo di questa V Domenica di Quaresima si descrive la scena in cui alcuni Greci desiderano incontrare Gesù: si rivolgono a Filippo per essere presentati al Maestro. Nel Vangelo, però, non si dice se il dialogo tra Gesù e coloro che hanno chiesto di vederlo si sia verificato, tuttavia si riferiscono le parole pronunciate da Gesù appena Andrea e Filippo lo informano della richiesta espressa da questi Greci: «E giunta l’ora che sia glorificato il Figlio dell’uomo. In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono Io, là sarà anche il mio servo. Se uno mi serve, il Padre lo onorerà. Ora l’anima mia è turbata, e che devo dire? Padre, salvami da quest’ora? Ma per questo so giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome» (12,23-28a).

Dal tenore di queste parole emerge un Gesù perfettamente cosciente non solo della morte imminente (i suoi avversari hanno tramato di ucciderlo dopo Pasqua, ma Gesù li «costringerà» ad anticipare), bensì anche del fatto che la morte non costituisce affatto una sconfitta. Non c’è più grande sacrificio e più grande gloria: morire per donare la vita! Avviene anche in natura, quando muore il chicco e rinasce la vita. Ciò che avviene in natura, avviene nella vita soprannatura: il chicco è Gesù, che sta per sacrificare se stesso. Il suo sacrificio è atto di amore. Il paragone col chicco serve soprattutto ai Greci. Per i Giudei serve di più la testimonianza del cielo.

Una voce come un tuono risuona nel cielo di Gerusalemme. Non è la voce di un angelo, come pensa la folla, ma la voce del Padre, che si rivolge direttamente alla folla, dicendo che ha sempre glorificato il proprio Nome in Gesù e ancora lo glorificherà.
Gesù sa perché è venuto nel mondo, mentre chi lo circonda non si rende conto del valore e della sostanza della sua missione.
Gesù, infatti, rivolgendo gli occhi al cielo afferma e prega: «Ora l’anima mia è turbata; e che devo dire? Padre, salvami da quest’ora? Ma per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». E Dio rispose come abbiamo sentito.
Dunque, la morte di Gesù è gloria, gloria di Dio, gloria di Gesù, gloria per l’uomo. Non è stoltezza, nè scandalo. «È giunta l’ora che sia glorificato il Figlio dell’uomo». Ecco, i Greci hanno visto e hanno udito. Vedere Cristo è vedere Cristo sofferente: se non lo vogliono capire gli ebrei, lo capiscano i pagani! Quando sarà elevato da terra, Gesù attirerà tutti – ebrei e pagani – e tutto a Sè. L’ora della morte di Gesù fu l’ora del giudizio del mondo e della sconfitta di satana: «Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori».
Per Cristo, invece, fu l’ora della vittoria sul mondo e su satana: «Cristo, nei giorni della sua vita terrena offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a Colui che poteva liberarlo da morte e fu esaudito per la sua pietà» (Eb 5,7).

Il senso non è difficile da capire: di fronte a Gesù, che muore per poi risorgere, ciascun credente viene sollecitato a valutare la vita attuale in rapporto a quella eterna. E perdere la vita significa mettersi al servizio di Gesù, per essere là dove Lui si trova, sulla croce come nella gloria, per godere della riconoscenza del Padre. Per questo Egli dovrà essere «innalzato». Dunque la conclusione sarà gloriosa. E questa stessa conclusione Egli promette a coloro che, come Lui, si faranno «chicco di grano» che muore, ma per portare molto frutto.

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