Riflessione sul Vangelo della III Domenica di Quaresima
Sulla via dell’uomo comune Gesù incontra, vari tipi di persone. Tra i tanti, al pozzo di Sicar incontra una donna dalla vita morale disordinata che – pertanto – non si può additare come un esempio da seguire, se, come ella stessa conferma col suo tacito silenzio, ha avuto cinque mariti e quello che aveva al momento in cui ha incontrato Gesù non era un marito ma un convivente, probabilmente occasionale.
Gesù incontra questa donna; la misericordia incontra il peccato e dal dialogo che si instaura tra loro scopriamo chi è veramente Gesù. Egli è Colui dal cui cuore squarciato sgorgherà il dono dello Spirito, vera ed unica acqua capace di dissetare il cuore dell’uomo, capace di rivelare davvero l’uomo a se stesso liberandolo dalla maschera che si è costruita, così come libera la donna di Samaria che confessa: mi ha detto tutto quello che ho fatto. L’acqua, è il tema centrale del Vangelo di questa terza domenica di Quaresima. Ma essa, naturalmente, viene intesa in senso soprannaturale, come d’altra parte quasi sempre nella Bibbia, specie le cose più belle, grandi, importanti, fondamentali e necessarie. Il concetto dell’acqua viene, così, applicato a Dio, alla grazia di Dio, all’amore di Dio. Che cosa si vuol dire? Siccome l’acqua significa la vita, allora Dio è la nostra vera acqua perché Egli ci dà la vita; Gesù stesso, in quanto Dio, ci dà la vera acqua, l’acqua della Grazia.
In Gesù, che chiede da bere alla Samaritana, c’è proprio il paradosso del Salvatore del mondo che si fa bisognoso come gli altri uomini, per avere la possibilità di incontrarli nei loro stessi bisogni e cosi dar loro l’acqua che disseta. È la meraviglia di un Dio che domanda per dare, che si toglie i calzari di fronte alla vita dell’uomo, che si china a lavare i piedi all’uomo stanco per il viaggio. Ciò che stupisce è che Dio, in Cristo, non è morto per una persona dabbene, ma per noi peccatori.
L’accoglienza di una donna samaritana da parte di un giudeo di nome Gesù si trasforma nella meraviglia dell’accoglienza dell’uomo da parte di Dio: un’accoglienza gratuita, senza discriminazioni, che precede la conversione della donna stessa, perché Dio ci ama. Se questo è vero, allora l’acqua come dono rivela alla samaritana stessa la realtà del suo cuore: nessun idolo, nessun amore terreno può appagare appieno il suo cuore, perché solo Dio può riempirlo, fino all’orlo. E, soprattutto, nessuno può salvare il cuore umano quando questo si fosse compromesso con il male, con il peccato, fino a radicarsi in lui. L’idolatria può nascere dalla ricerca e dall’attaccamento a partners falsi quando è negato un vero e profondo dialogo d’amore. Per questo Gesù invita la samaritana ad accoglierlo come pienezza di vita, come il Cristo, l’inviato di Dio, così da non aver più sete in eterno e vivere per sempre di quest’acqua viva.
L’uomo non può fare a meno di desiderare Dio. Nessuna creatura può fare a meno del Creatore, ma l’uomo è l’unico essere al mondo che sente questo desiderio e sa di sentirlo. Anche quando si nega Dio, non si può negare la sete d’infinito che ci portiamo dentro. Il cuore di ogni uomo e di ogni donna è piccolo, ma si porta dentro il desiderio di assoluto, di eterno, di infinito. Questo desiderio ha un nome: Dio. Perché l’uomo è stato creato da Dio e solo in Dio può trovare la verità e soddisfare la sete di quella felicità che cerca senza posa.
Solo Dio può spegnere il desiderio di Dio. In Gesù il volto di Dio invisibile si rende visibilmente presente: incontrare Gesù è incontrare Dio. Questo incontro è possibile per tutti. Come per la Samaritana. La donna di Sicar è tutti noi; la nostra umanità dolente, la nostra umanità fragile e superba insieme, eppure bisognosa di bere l’acqua che zampilla per la vita eterna.
Solo Gesù dà quest’acqua. Solo Lui può farci gustare la vera pace.
La samaritana però, quando incontra il Signore e prende coscienza dei propri errori, li riconosce subito, si converte e proprio tra la sua gente che certo non la stimava, diventa un’apostola di Gesù, il Messia inviato dal Padre per la salvezza.
Chi trova Gesù, come la Samaritana, non si chiude in sé. Anzi. Come la Samaritana, lo annuncia, nella gioia e nella festa: «Venite a vedere…».
