Riflessione sul Vangelo della IV Domenica di Quaresima.
Dal pozzo di Sicar alla piscina di Siloe; dalla samaritana al cieco nato. Sullo sfondo c’è sempre l’umanità dolente peccatrice, inquieta, in cerca della verità.
Il Vangelo di questa quarta domenica di Quaresima ci presenta il miracolo della guarigione del cieco nato.
«Maestro chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché nascesse cieco?», chiedono i discepoli a Gesù.
E Gesù risponde che la sofferenza, anche se ha la sua radice profonda nel peccato dell’umanità, non è sempre una punizione proveniente dai propri peccati. Può essere un evento di grazia, se la si guarda con gli occhi nuovi che solo la fede nel Signore può dare.
Gesù perciò lo guarisce e testimonia esplicitamente che il miracolo deve servire a dare gloria a Dio: egli è cieco, afferma, «perché si manifestassero in lui le opere di Dio».
E ancora: «Io sono venuto in questo mondo…perché coloro che non vedono vedano», fisicamente e spiritualmente.
Gesù restituisce la vista al cieco per significare che Egli è luce, così come moltiplica il pane per significare che Egli è vita, guarisce i lebbrosi per significare che guarisce dal peccato.
Ma quanti riescono a penetrare ciò fino in fondo? Quanti si lasciano illuminare dalla dottrina di Cristo?
Chi non sa vedere Dio nelle cose non vede neanche il Suo amore che nell’universo si squaderna.
I farisei videro il peccato nel cieco o nei suoi genitori; Gesù vide nel cieco la gloria di Dio. Chi vede con gli occhi sani del cuore, scorge l’amore anche nelle malattie, nei dolori, nella croce. Dio è amore, e tutto ciò che avviene è segno dell’amore.
Ci sono i ciechi dalla nascita e ci sono i ciechi per libera scelta. I farisei erano ciechi per scelta, poiché non vollero riconoscere Gesù come Figlio di Dio.
«La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta». «Se voi foste ciechi – disse Gesù ai farisei – non avreste peccato, ma siccome dite “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane».
Anche oggi ci sono dei ciechi per libera scelta: sono coloro che nascono nella luce del cristianesimo, ma la rigettano e persino la rinnegano scegliendo sette – come quella dei testimoni di Geova -, il Buddismo, l’Islamismo e altre religioni meno luminose, o addirittura l’Ateismo.
Il comportamento dei farisei nell’episodio evangelico, ci fa capire che erano ciechi più del cieco nato, perché erano pieni di orgoglio.
Dopo aver rifiutato la verità predicata da Gesù, e rigettato l’evidenza del miracolo, espellono dalla sinagoga il cieco guarito, dicendo: «Sei nato nei peccati e vuoi insegnare a noi?». L’umile accetta la verità da qualunque parte giunga. Bisogna «lavarsi» dall’orgoglio e da ogni forma di peccato. Gesù fece del fango con la saliva e la terra, lo spalmò sugli occhi dell’uomo cieco e gli disse: «Va a lavarti nella piscina di Siloe, che significa Inviato». Poiché era umile, obbedì e guarì.
Il peccato più grande è quello del rifiuto dell’inviato, cioè Gesù Figlio di Dio, perché alla piccola intelligenza dell’uomo sembra impossibile che Dio si faccia uomo, che Dio diventi bambino, prenda il latte, faccia il falegname, mangi, beva, soffra, muoia. Bisogna lavarsi dalle proprie convinzioni e pregiudizi e accettare la verità così come viene proposta dal Vangelo.
Alcuni sono ciechi per orgoglio, come i farisei, altri per paura, come i genitori del cieco nato. Interrogati dai farisei, rispondono evasivamente «perché avevano paura dei Giudei», scrive Giovanni, il quale ricorda che «i Giudei avevano stabilito che se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga».
Quando i farisei interrogarono i genitori del cieco guarito, risposero per paura: «interrogate lui, ha l’età».
E l’ex cieco, il «pezzente della porta» del Tempio, dimostra tale maturità e libertà che sa prendere in giro i sapienti padroni del Tempio: «Se Gesù sia peccatore, non lo so; una sola cosa so: prima ero cieco e ora ci vedo». «Proprio questo è strano, che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi».
Come un «pezzente» testimonia Cristo più dei dotti farisei, così un bambino può testimoniare Cristo più di un anziano. Non è questione di età ma di maturità spirituale. La Verità, infatti, è quella che ci fa liberi – come disse Gesù – liberi per essere testimoni della verità di Dio che salva.
