Solennità di Cristo Re dell’Universo

L’ultima domenica dell’anno liturgico ci fa meditare sulla regalità di Cristo. Il titolo di questa festa è già di per sé degno di meditazione: Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo. La regalità di Cristo è una regalità illimitata, non è ristretta a uno spazio geografico, né a un tempo particolare, Egli è il Re dell’Universo!

La regalità di Cristo non è basata sulla forza, sul potere inteso in senso umano, sul dominio, sulla violenza, ma è una regalità che si esercita nell’umile servizio ai fratelli, nel dono della vita per la salvezza di tutti gli uomini. Gesù è venuto in mezzo a noi con una sola forza, quella dell’Amore-Crocifisso. I suoi sguardi, le sue mani, i suoi occhi, i toni della voce, i sospiri, i desideri del suo generoso cuore, la seduzione del perdono, la grazia della solidarietà, la carità dell’accoglienza, il giudizio che libera, la verità che rende buoni e fa recuperare la dignità ad ogni perduto della storia, a chiunque abbia provato sulla propria pelle, e inciso nell’animo, il mistero dell’iniquità e dell’inferno, della dannazione in vita e della solitudine o emarginazione, tutto questo e insieme costituiste il fascino che Gesù ha esercitato sui peccatori e sulle prostitute.

Solo chi è conquistato dal perdono – perché trovato in peccato – può capire il paradosso del Cristo Re, lo scandalo dell’amore folle di Dio.

Il potere dell’Amore del Figlio dell’uomo ha come criterio operativo e di giudizio la Carità. E quanto sperimenta il “ladrone pentito” sulla Croce, accanto a Gesù: «In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso». «Oggi stesso», cioè subito dopo la sua morte e quella di Gesù. Così Gesù proclamò apertamente che ormai le porte del suo regno erano aperte a tutti! È proprio vero che saremo giudicati sull’Amore, sul bene compiuto e sul bene che i cuori delle genti ancora attendevano da noi. L’unico giudizio che Cristo ha esercitato in modo spietato è quello riservato alla morte e al peccato, al maligno. Il ladrone pentito restò affascinato dal Signore che dalla croce amava senza misura anche i suoi nemeci! Egli ebbe il merito di riconoscersi peccatore, di aver dichiarato innocente Gesù, e di essersi raccomandato a Lui, dicendo: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno».

Ma il buon ladrone da chi aveva appreso che Gesù aveva un regno? Nei suoi ultimi momenti di vita, il buon ladrone fece come un intenso cammino di umiltà accanto a Gesù, riconoscendosi peccatore meritevole di castigo. Chi si umilia non ha difficoltà a riconoscere Gesù Re.

Egli disse infatti all’altro ladrone: «Neanche tu hai timore di Dio, benché sia condannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, Egli invece non ha fatto nulla di male».

Non ci sono situazioni ottimali per riconoscere Cristo Gesù, non ci sono neanche momenti particolari per venire alla fede in Lui. Gesù è riconosciuto re di un regno misterioso, che si instaura con la morte, da un ladrone, anche lui innalzato sul patibolo. L’umanità, dopo il peccato di Adamo, è in croce di sofferenza, di malattia, di ingiustizia, di falsità, di menzogna e, ai nostri giorni, anche di terrore e di guerra. È in croce giustamente, a causa dei peccati personali commessi, come lo è il ladrone; può essere anche ingiustamente, come lo era Cristo Gesù, che è l’Innocente e il Santo. Cosa fare nel momento in cui si è in croce? Nell’innocenza bisogna morire come Cristo, offrendo, in Lui, la vita a Dio per la conversione dei cuori. Nel peccato, invece, bisogna riconoscere Gesù come l’unico nostro Redentore e Salvatore e confessare la sua croce innocente come la sola risposta possibile alla vittoria del bene sul male. Se questo non avviene, è il fallimento, perché sorge con prepotenza la risposta del male al male, della violenza alla violenza, che aggiunge altro male e altra violenza in questo mondo; oppure, come l’altro ladrone, si risponde alla croce con l’insulto e la bestemmia, che non redime e non salva.

Che la preghiera del buon ladrone diventi la nostra preghiera: «Cristo re, ora che sei nel tuo regno, ricordati di me! Tu cerchi sudditi come il buon ladrone, umili, fedeli, eroici e capaci di accettare i castighi meritati dai peccati. Tu, o Gesù, sei venuto sulla terra per riconquistare – come re del cielo e della terra – ciò che il «prìncipe di questo mondo», sanguinario e menzognero, ti aveva sottratto. Conquista anche me, poiché anche

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