La solennità dell’assunzione di Maria al cielo in anima e corpo

Ogni 15 di agosto tutta la Chiesa è in festa, ricordando l’assunzione di Maria al cielo.

La festa odierna non riguarda solo Maria ma anche noi, e coinvolge l’onnipotenza divina. Come Maria, come Gesù, anche i redenti saliranno con l’anima e il corpo in cielo.

Quello è per tutti «il giorno dei giorni».

L’assunzione di Maria è il parallelo dell’ascensione di Gesù al cielo.

Papa Pio XII, con la costituzione dommatica «Manificentissimus» del novembre 1950, dichiarava domma di fede che «l’Immacolata Madre di Dio, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo».

Fu il giorno di Maria perché fu la ricapitolazione di tutti i giorni trascorsi sulla terra: non ci sarebbe stata assunzione al cielo senza l’immacolato concepimento, senza la divina maternità, senza la fedele collaborazione della Corredentrice nella passione del Figlio.

Come Gesù e come Maria, anche noi un giorno saliremo al cielo con l’anima e il corpo, come risultato della vita trascorsa con fede e amore sulla terra.

Senza l’assunzione di Maria, una perplessità benché minima avrebbe potuto prenderci, dal momento che san Paolo scrive: «né la carne né il sangue possono ereditare il Regno di Dio, né ciò che è corruttibile può ereditare l’incorruttibilità» (1Cor 15,50).

Ma lo stesso san Paolo scrive: «Suonerà la tromba e i morti risorgeranno incorrotti, e noi saremo trasformati» (1Cor 15,52).

Se dunque per sua natura il corpo non può aspirare alla immortalità, può aspirarvi per l’onnipotenza di Colui, al quale «nulla è impossibile».

Riflettendo sull’onnipotenza divina, lo stesso San Paolo afferma: «bisogna che il nostro corpo corruttibile si vesta di immortalità» (1Cor 15,53).

Perciò, «rendiamo grazie a Dio, che ci ha dato la vittoria per Gesù Cristo nostro Signore» (1Cor 15,57).

Le parole di Gesù «quando sarò elevato da terra attirerò tutti a me», acquistano oggi un senso più ampio: quando ascenderò al cielo, attirerò tutti a me perché «vado a prepararvi un posto».

Quanto alla risurrezione, chi non ci crede, è «in grave errore», disse Gesù ai sadducei, poiché Dio «è Dio dei vivi e non dei morti».

Attraverso il peccato entrò nel mondo la morte. Morirono i nostri progenitori, morirono i profeti, morì Gesù ma la sua morte – diversamente da ogni altra – fu causa di vita perché la morte non poteva nulla su di Lui, certamente morì anche Maria, benché immacolata, se pur si trattò di una morte «impropria», simile a quella dei santi durante la bilocazione o durante l’estasi. L’estasi, etimologicamente, significa «star fuori» dal corpo.Nella teologia mistica ci insegna che l’estasi finisce quando lo spirito torna nel corpo: per Maria ci fu il processo inverso e cioè che il suo corpo ritornò allo spirito dopo una sosta sul letto funerario». Fu dunque una morte impropria, come quando nelle bilocazioni dei santi e nelle «estasi» profonde «l’anima non si distacca e separa dal corpo, ma lo fa solo con la sua parte migliore, con il suo spirito. Maria SS. nel Magnificat – che il vangelo propone – riporta uno dei momenti in cui Maria con il suo spirito esulta in Dio suo Salvatore.

Nel Magnificat Maria elevò un inno così potente a Colui che guardò alla sua pochezza all’inizio della sua unione con Lui, non si può immaginare cosa provò quando si sentì guardata nella pienezza del suo fulgore!

Nel momento dell’assunzione, infatti, Maria era carica di privilegi e di meriti straordinari: aveva generato il Figlio di Dio, si era immolata con Lui sulla croce, aveva generato la Chiesa…

È da allora che davvero tutte le generazioni la chiameranno beata! Non solo le generazioni degli uomini, ma anche gli angeli e i santi del cielo che l’acclamano Regina.

È da allora che lei è davvero la benedetta fra le donne! «Vieni, Benedetta, nel regno del Padre mio», le dice il Figlio accogliendola come primizia di coloro che beneficano altri, laddove lei beneficò direttamente Lui durante la vita!

Se per tutti i redenti squilleranno le trombe come dice san Paolo quanto più squillanti le suonarono per lei quegli angeli che cantarono, annunciando la sua maternità?

Se «chi si umilia sarà esaltato», è giusto che la più umile creatura sia esaltata al di sopra di tutti, giacché Dio ha guardato l’«umiltà della sua serva». Se cadde Lucifero perché si autoesaltò e il Verbo lo vide cadere come una folgore quanto sarà elevata, e quanto brillerà Maria per essere Madre della Luce che è Gesù?

Se Dio rovescia i potenti dai troni, e rimanda a mani vuote i ricchi, su quale trono di grazia non avrà elevato lei, e di quali ricchezze non avrà adombrata lei, la «povera di Jahveh»?

Maria è la vittoriosa per eccellenza perché trionfa sopra la morte. San Paolo afferma che la morte sarà assorbita nella vittoria quando «questo corpo mortale sarà rivestito di immortalità» (1Cor 15,54).

A lei «spiegò la potenza del suo braccio Colui che è potente» e la elevò in anima e corpo in cielo. Gesù ascese al cielo per la forza intrinseca della sua divinità. Maria potè essere assunta in forza dell’onnipotenza divina.

Con Maria magnifichiamo tutti il Signore, per le «grandi cose» operate in lei da Colui che è potente!

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