Riflessione sul Vangelo della XX Domenica del T. O. Anno C

Continua il discorso di Gesù di domenica scorsa alle folle, insegnamento che vale, deve valere sempre, per la sua Chiesa, per i suoi discepoli, quindi anche per noi.

Gesù non è una persona conformista omologabile a tutte le circostanze della vita; di fronte a Lui e al suo Vangelo l’uomo deve prendere posizione. O prò o contro. È questa presa di posizione finisce col comportare divisione anche all’interno di una stessa famiglia. Basterebbe pensare a quella di S. Francesco che pur sentendosi cristiana, non condivide, anzi ostacola la decisione del figlio di vivere il Vangelo – a suo giudizio – senza «buon senso». Anche nelle nostre famiglie quante difficoltà quando un figlio o una figlia, toccati dalla grazia, dicono di volersi fare preti, missionari o suore. A parte ogni opportuno discernimento, si muovono obiezioni, si cercano accomodamenti per evitare le scelte radicali.

Ogni cristiano, divenuto cittadino del Regno di Cristo, trova la pace con chi come lui accetta di dare la propria vita perché l’altro viva, trova la comunione con chi vive nella stessa speranza. Invece, con chi non cerca la verità, l’amore e la giustizia egli si troverà diviso e sperimenterà la realtà delle parole di Cristo riportate nel Vangelo di questa domenica: «Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? No, vi dico, la divisione».

Però ogni vero cristiano supera la divisione con l’amore. Anche se la sua parola e la sua azione creano divisioni e opposizioni, egli non rende male per male, ma sa vincere il male col bene. Ripaga l’odio con l’amore. Come Gesù suo maestro, che ha abbattuto il muro dell’inimicizia facendo pace nel sangue della sua croce (Ef 2,14.16), così anche il cristiano è ovunque portatore di amore.

 Cristo è venuto a portare il fuoco con un messaggio incendiario in quanto svela agli uomini che l’identità di Dio sta nella sua paternità. Ed Egli non è né solo né solitario: la sua unica natura divina è posseduta total­mente e ugualmente dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo.

Lui, il Figlio, si è incarnato ed è venuto sulla terra per offrire a tutti gli uomini la possibilità di divenire figli di Dio mediante il dono dello Spirito Santo; con la conseguenza che gli uomini sono in rapporto a Dio e tra loro uguali e fratelli. Ma chi può intendere la sublimità di tale messaggio che annunzia il sopraggiungere l’arrivo e la presenza dei tempi nuovi!? C’è in ogni uomo la capacità di intendere o anche di interpretare il tempo e in esso i segni dei tempi nuovi.

Il marinaio e il contadino – spiega Gesù – scrutano il cielo prima di decidere ciò che devono fare: conoscono i segni premonitori della pioggia e del caldo, del bel tempo e del brutto tempo. Ebbene, Gesù si trova dinanzi a gente esperta in tali previsioni, ma che non sa decifrare i segni del tempo messianico, non sa riconoscere nelle parole e nei miracoli del divino Maestro quanto i profeti avevano detto di Lui. Perciò riescono a decidere quanto riguarda i problemi del lavorare e del viaggiare, ma non riescono a discernere ciò che è giusto sul problema di Gesù che sta loro innanzi: si schierano ipocritamente dietro falsi alibi, rifiutando di schierarsi con Lui e per Lui.

«Giudicate con la vostra testa»: con questa espressione Gesù dimostra piena fiducia nella ragione dell’uomo, che da solo può conoscere «ciò che è giusto», anzi può giudicare (cioè valutare), distinguere, il giusto dall’ingiusto.

Gesù fu ucciso per questo, perché la folla non aveva “testa per pensare” si fece sobillare dai capi, e commise la più grande ingiustizia della storia. L’uomo facilmente smarrire quel grande dono di Dio che è la ragione ed è ciò che la storia ci narra con deludente monotonia. La ragione non sbaglia se tiene fissa la sua bussola su Gesù che disse «Io sono la Via, la Verità e la Vita».

Ma Gesù è  e rimarrà «segno di contraddizione», come profetizzò – accogliendolo ancora in fasce nel Tempio – il vecchio Simeone (Lc 2,34s), il quale rilevò anche il motivo: «perché si rivelino i pensieri di molti cuori», cioè quando ciascuno dimostrerà – pensando con la propria testa – se è ancora in possesso della propria ragione per accogliere con amore la presenza del Regno di Cristo!

L’amore verso il Regno può dunque condurre anche alla guerra «accettata» e alla divisione «forzata», a causa della durezza di cuore degli altri, ma non per volontà o scelta del cristiano. Le scelte del cristiano devono essere sempre scelte di amore.

Duemila anni e più sono ormai passati da quando Gesù ha acceso quel fuoco, lo Spirito Santo, lo Spirito di amore trinitario che ha pervaso la terra.

Quanti santi, quanti martiri, sull’esempio di Gesù, hanno accettato il tradimento degli amici e dei familiari e hanno donato la vita subendo le ingiustizie!

E noi come viviamo la nostra appartenenza al Regno di Cristo?

Se siamo inondati dalla luce di Cristo, abbiamo il compito di diradare le tenebre dell’ignoranza e del pressapochismo di massa del nostro mondo umano.

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