Riflessione al vangelo della III domenica di Avvento

Stiamo vivendo liturgicamente il tempo di Avvento che ci prepara al Natale, ma soprattutto tiene viva in noi l’attesa del Regno di Dio e se la I e la II Domenica di Avvento ci chiedevano di preparare la strada al Signore che stà per venire, la III Domenica ci aiuta a dare una risposta alla domanda che sorge spontanea: come dobbiamo prepararla, oppure cosa dobbiamo fare? È la domanda (praticamente) che viene posta al Battista dalle folle, dai peccatori, da tutti coloro che vogliono far parte del Regno di Dio. Nel Vangelo di questa domenica si dice che le folle accorrevano a Giovanni, che predicava il battesimo di penitenza ed esortava a cambiare vita (a convertirsi). Il precursore, concreto e pratico, dà risposte personalizzate a due categorie di persone: i pubblicani e i soldati. Si noti, intanto, che anche chi vive ai margini del mondo di quelli che si ritengono giusti percepisce il fascino di Dio e corre ad ascoltare chi lo rappresenta, disposto a cambiare: ad essi – dunque – il Battista risponde esortandoli a vivere nella giustizia, nel rispetto dei doveri professionali e ad accontentarsi di quello che «è stato fissato loro». Ai soldati Giovanni chiede di non abusare del loro potere, di non ricorrere alla forza e men che meno all’estorsione.

La Parola di Dio che il Battista predica è solo la via su cui camminare; quando è annunziata con forza e con tenacia, essa produce nel cuore la conversione, la volontà ed il desiderio di cambiare vita; ma l’uomo continua a rimanere nella sua antica umanità, nel suo vecchio essere e tutto diventa difficile. Questo è il limite della Parola ed anche di Giovanni il Battista ed egli lo sa per rivelazione dall’alto e si premura di farne pubblica testimonianza, dichiarando che: «Io vi battezzo con acqua; ma viene uno più forte di me, al quale io non sono degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali». Il suo è solo un battesimo di conversione e la sua parola serve solo a tracciare la via che conduce al Servo del Signore, il quale non solo perdonerà il peccato, cancellandolo dal cuore e dall’anima, battezzerà anche ogni uomo nello Spirito Santo, per rigenerarlo a vita nuova, per farlo nascere come nuova creatura, per immergerlo nel fuoco divino dello Spirito e dargli una nuova essenza, tutta impastata dell’amore e della verità che sono in Dio e che lo Spirito riversa nei cuori.  Il Messia di Dio viene per operare la nuova creazione dell’uomo, che è partecipazione della natura divina. Per questo Giovanni non è degno neanche di sciogliere i legacci dei suoi sandali. Non è degno, perché Gesù non è solo uomo, Egli è il Dio che si è fatto uomo, per fare di ogni uomo un essere divinizzato dal suo Santo Spirito. Questo significa battezzare in Spirito Santo e fuoco. L’uomo vecchio viene incenerito dal fuoco divino dello Spirito e nasce la nuova creatura, tutta spirituale, divinizzata, santificata, infuocata di amore per il Signore. Questo è il vero motivo per cui gioire: Gesù viene per donare lo Spirito Santo, attraverso il quale ci battezza, ci lava, ci rigenera e ci rinnova. Lo Spirito è vita e verità, comunione e santità, salvezza e santificazione. Immerso e battezzato in Lui, l’uomo viene ricomposto, rifatto, ristrutturato, rinnovato, santificato, reso vero nella sua natura; può iniziare il cammino della realizzazione di sé, può trasformare la sua conversione in santità. Quando c’è l’incontro con la Parola, ma non con lo Spirito, o quando questo incontro non è continuativo, allora l’uomo a poco a poco si immerge di nuovo nelle tenebre di questo mondo. Lo Spirito solo Gesù lo dona e lo dona unitamente alla sua Parola. Parola e Spirito devono essere nel cristiano questa unità perenne, sorgente sempre nuova ed inesauribile della sua vita nuova.

È venuto anche per noi il tempo di renderci conto di quello che effettivamente possiamo, soprattutto di aprirci al dono dello Spirito e alla sua potenza purificatrice e santificatrice per essere così pronti ad accogliere Gesù che viene. Si, proprio Lui, Gesù Signore il vero protagonista da festeggiare in ogni Natale.

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