Riflessione al vangelo della IV domenica di Avvento

Siamo alla IV Domenica di Avvento e siamo ormai alle porte del Natale, fra qualche giorno sarà il venticinque di dicembre, giorno in cui si festeggia la nascita di Gesù. La preparazione al Natale del Signore è iniziata con la prima domenica di Avvento, e precisamente tre domeniche fa, domeniche che costituiscono la preparazione per accogliere la nascita di nostro Signore Gesù Cristo. La Chiesa, in questo tempo, ha preparato per noi un percorso, ci ha occupato il tempo per ricordare i gesti di Gesù, non come cose accadute tanto tempo fa, ma come cose di oggi, perché ciò che Gesù ha fatto rimane, ha ancora un valore tale da superare anche i duemila anni che ci separano dalla sua morte. Il percorso che la Chiesa ci ha preparato è suddiviso in quattro tempi, quattro domeniche in cui abbiamo, se vissuto pienamente, scoperto pian piano l’inizio della storia della nostra salvezza.

Questa è la quarta e ultima domenica di preparazione, prima che possiamo ricordare e rivivere la nascita di Colui che è venuto sulla terra per salvarci; tutto è gravitato attorno all’evento principale che è il Natale, abbiamo ascoltato in questi giorni Profeti che hanno annunziato la venuta del Salvatore, abbiamo rivissuto l’attesa e la speranza di tutti i giusti che hanno desiderato che il loro Dio si manifestasse, abbiamo vissuto insieme ad alcuni l’avvenimento nella sua totalità.

Insieme a Maria abbiamo vissuto l’incredulità dell’evento a lei annunciato, con lei viviamo la necessità di annunziare agli altri che il nostro Dio è più vicino di quanto si potesse pensare.

 La Vergine Maria ci guida, con l’esempio e la parola, a saper donare Gesù: chi ha Gesù non lo può tenere per sè come fosse una proprietà privata, un bene individuale, Chi incontra Gesù lo deve saper donare a tutti, perché tutti, dal bimbo alla persona anziana, ne possano gustare la gioia.

Il brano evangelico di Luca di questa quarta domenica di Avvento ci mostra Maria che raggiunge «in fretta» la casa che ha bisogno di lei, verso la casa dove porta gioia a un nascituro, meraviglia a un’anziana, sollievo a un anziano divenuto muto perché non ha creduto ciò che lei invece ha creduto. Corre «in fretta» verso Ain Karim, santificò il Battista nel grembo materno perché portava in sé quel Cristo per il quale anche «noi siamo stati santificati, per mezzo dell’offerta del corpo di Cristo Gesù» (Eb. 10,10).

Ispirata dallo Spirito santo, Elisabetta è la prima a chiamare Maria «Madre del Signore». Elisabetta è la prima a inchinarsi davanti alla grandezza di Maria: «A che debbo che la Madre del mio Signore venga a me?». Si compie per Elisabetta la parola che l’Angelo aveva detto a Zaccaria nel tempio: il Bambino sarà pieno di Spirito Santo fin dal grembo della madre. Illuminata dallo Spirito Santo, Elisabetta sa chi è la persona che le sta di fronte e chi è colui che porta nel grembo. La persona che le sta di fronte è la Madre del suo Signore e chi nel grembo di Maria è il frutto benedetto, l’atteso delle genti, il Messia di Dio. Sa anche perché questo mistero è avvenuto in Maria: perché ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore. Non c’è comunione di conoscenza, di verità, di intelligenza del mistero se non nello Spirito del Signore; non c’è apertura dei cuori alla fede e alla verità della salvezza se non nello stesso Spirito. Quando lo Spirito Santo è forte, operativamente efficace a causa della santità della singola persona, Egli può travasarsi nei cuori di quanti incontra e questi, se vogliono, possono aprirsi alla salvezza, entrare nella conoscenza del mistero di Cristo Gesù, accoglierlo come fonte e principio della loro vita nuova.

Solo così poteva essere svelato ad Elisabetta il mistero divino che avvolge la vita di Maria: il mistero di Maria è rivelato dallo Spirito Santo che opera dal cuore di Maria per svelare al cuore di Elisabetta – e del suo Bambino che ne viene santificato – per manifestare la presenza del Signore in Maria che ne è vera Madre.

Maria Santissima, la Madre del Signore, che si reca «in fretta» alla casa di Elisabetta per servirla, ci aiuti a capire che anche oggi il primo annuncio che siamo tenuti a fare è il servizio generoso e fraterno e la testimonianza di un cuore trasformato dalla presenza di Dio in esso e che vive nella grazia per adempiere la volontà del Signore.

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