Riflessione sul Vangelo dell’Ascensione del Signore

L’Ascensione è il momento in cui Gesù, in quanto uomo, dopo aver tanto sofferto per la salvezza dell’umanità, risorgendo dalla morte e dopo che per quaranta giorni stette con i suoi discepoli, sale al Padre suo col corpo glorificato e vive nella maestà della sua divinità.

La Chiesa ne celebra il giorno riascoltando quelle parole che il Signore pronunciò più di duemila anni fà e che restano valide ogni giorno: “Predicate il vangelo a ogni creatura” (Mc 16,15).

Con l’Ascensione termina il tempo di Cristo su questa terra e incomincia il tempo della Chiesa, come Gesù stesso intense e volle dire con il suo comando riportato alla fine del Vangelo di Marco che ascoltiamo in questa Solennità.

Ecco, dieci giorni dopo, alla Pentecoste, questo tempo della Chiesa viene rivelato e annunziato solennemente dallo Spirito Santo, che scende sugli apostoli nel cenacolo di Gerusalemme.

Nel suo pellegrinaggio attraverso i secoli la Chiesa annunzia sempre Colui che è uscito dal Padre, è venuto nel mondo, ha poi lasciato il mondo ed è tornato al Padre. È Cristo, il Figlio eterno di Dio, che ora rimane con il Padre come uomo. In questo modo è così diventato la “via” dell’uomo, la via per tutti gli uomini che, tutti senza eccezione, sono chiamati alla sua sequela, sulla via al Padre.

         Il Cristo ci ha insegnato a vivere la nostra vita come un cammino verso il Padre. In quanto cristiani, la nostra riflessione e la nostra azione devono guardare continuamente al Dio dei cieli, e devono anche assegnargli il primo posto. La festa dell’Ascensione di Cristo ci interpella a volgere il nostro sguardo, i nostri pensieri e la nostra ricerca “in alto”, verso Cristo che ci precede. Abbiamo bisogno di questo sguardo volto al cielo, perché ci aiuta a fare buon uso dei beni temporali; non perderemo così il bene eterno, la vita eterna con Dio Padre. Il nostro cammino di pellegrini sulla terra esige che apriamo a Dio Padre la vostra vita con la preghiera, santificando la domenica e partecipando regolarmente all’Eucaristia; sarà così possibile evitare di diventare schiavi del lavoro o dei divertimenti. Nel matrimonio e nella famiglia ricordare le proprie responsabilità gli uni verso gli altri. Occorre santificare la vita del focolare domestico vivendo la fede affinché la fede cristiana possa crescere anche nei figli e nei giovani. Urge per questo dare nella vita il primo posto ai valori spirituali e religiosi, prima dei valori materiali. E colui che lo fa nello spirito di Cristo sa di contribuire alla venuta del regno di Dio. Nonostante il degrado morale che pesa sull’umanità, il credente cristiano sa a chi alla fine apparterrà il futuro. Il Vangelo dell’Ascensione ce lo annuncia: “Egli tornerà”. Dio è il primo, sarà anche l’ultimo. Gesù è l’Alfa e l’Omega dell’intera storia, Colui che è, che era e che viene (cf. At 1,8).

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