Riflessione sul vangelo della II Domenica di Quaresima Anno C

Dopo la tentazione, la trasfigurazione: dalla solitudine del deserto al silenzio d’un alto monte; nella prima e nella seconda esperienza c’è un tratto comune: la preghiera. È mentre prega, – condotto dallo Spirito -, che il diavolo inizia a tentare Gesù, ed è ancora mentre prega che si svela la sua divinità.

A differenza di Matteo e Marco, che pure narrano l’evento della trasfigurazione del Signore, Luca mostra prima di tutto come Gesù si trova raccolto in profonda preghiera.

La trasfigurazione, pertanto, appare in Luca come effetto della sua intensa preghiera nello Spirito. È la preghiera che diventa la gloria sfolgorante di Gesù. È l’esteriorizzazione della sua anima infiammata d’amore e irradiante di gloria divina. La gloria – o doxa – indica la potenza della manifestazione di Dio. Nei miracoli operati da Gesù – come alle nozze di Cana – gli apostoli «vedono» con la fede la sua gloria: potremmo parlare di «gloria implicita». Sul Tabor invece la vedono con gli occhi del corpo, dove gloria vuol dire bellezza e luce beatificante per chi la coglie. Potremmo chiamarla gloria esplicita, dato che gli apostoli «vedono la sua gloria» allo stesso modo in cui vedono i due uomini che stanno con Lui. «È bello per noi stare qui», esclama Pietro. Era un anticipo della gloria futura: «perché contemplino la gloria che tu mi hai data» dirà Gesù nella preghiera dell’unità (Gv 17,24).

Luca parla anche della gloria dei due personaggi che conversano con il Signore: «Erano Mosè e Elia, apparsi nella loro gloria». Mosè rappresenta la legge, Elia i profeti. Era evidentemente la gloria di Gesù che si rifletteva su di loro, non nel senso materiale ma spirituale.

Con loro Gesù parla della «dipartita che avrebbe portato a compimento in Gerusalemme». È vero, c’è un contrasto «tragico» tra l’apparire della gloria e il richiamo Gesù alla sua passione e morte: prima di nascondere totalmente la sua gloria nell’annientamento della croce, Egli la mostra in tutto il suo splendore! Con questo Gesù insegna che ogni uomo deve accettare il «tragico» della sua vita, se vuole arrivare alla luce.  Ed Egli risplende – il suo volto, le sue vesti – mentre «parla» con Mosè ed Elia e mentre la voce del Padre parla dalla nube.  La Parola del Padre, inoltre, glorifica il Figlio, testimoniando che «Questi è il mio Figlio diletto». Gesù non è solo il «figlio del falegname, come dissero i suoi concittadini, ma è il Figlio di Dio. Gesù come «uno» dei figli di Dio così come credevano nazaretani, che conoscevano i fratelli/cugini e le sorelle/cugine di Gesù. Questo è l’errore anche dei TdG, perciò attenti a non cadere nello stesso errore. Gesù non è figlio di Dio come noi, poiché Lui è Dio. Egli è la Seconda Persona della SS. Trinità. Gesù non era un “esaltato” quando ha dichiarato di essere il Figlio di Dio (per questa verità le autorità religiose del Sinedrio lo hanno condannato a morte), poiché è Dio Padre che lo conferma con la sua Parola – come al Giordano, così al Tabor – e dà gloria al Figlio.

Il Padre dice: «ascoltatelo»: è nell’ascolto la gloria può essere partecipata, perché essa è un riverbero della Parola. È la Parola che è gloriosa e glorifica chi l’ascolta, come lasciò intendere Gesù in altro passo del Vangelo: «beate le vostre orecchie perché ascoltano» (Mt 13,16).

Ma Dio volle dire di ascoltare Gesù credendo nelle sue Parole e mettendole in pratica. «Beati coloro che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica». A Marta disse: «Se credi, vedrai la gloria di Dio» (Gv 11,40).

L’ascolto della Parola di Cristo e la preghiera sono la via della vita e della gloria in Dio: con la preghiera si vince, perché chi prega ha nel cuore e nelle mani quasi la stessa onnipotenza divina; con la preghiera il cammino di conversione dal peccato alla grazia, dall’essere naturale all’essere soprannaturale, si compie nonostante gli ostacoli.

Questo elemento pregnante della preghiera lo si trova anche sul Golgota dove la preghiera dà la forza a Gesù di accogliere, nel buio del male che il peccato dell’uomo genera, la volontà del Padre suo che desidera dal Figlio la salvezza dell’umanità.

Gesù sa che cosa rende gli uomini felici, luminosi, come Lui e come i santi.

Ascoltiamolo, dunque, e viviamo la preghiamo cuore a cuore con Lui, perché in cielo, anche noi saremo trasformati «di gloria in gloria» e vedremo Dio così come Egli è, e la sua gloria si rifletterà in noi come in uno specchio.

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