Riflessione sul Vangelo della IV Domenica del T. O

Nel brano del Vangelo di questa IV domenica del Tempo Ordinario, l’evangelista Matteo tiene a farci notare che Gesù, quasi fosse un novello Mosè, sostituisce il regno della Legge con la legge del Regno, stando sul monte, ma a differenza di lui, che riceve la legge da Dio, qui è Gesù stesso, perché Gesù è Dio, a dare e a dire la nuova Legge. Mosè agiva per autorità partecipata da YHWH, Gesù agisce per propria autorità e mostra cosa vuole dire instaurare il Regno di Dio quaggiù: mettere Dio al primo posto, in modo che ogni cosa parta da Lui e in Lui abbia compimento.

Come ogni regno, anche quello instaurato da Gesù ha la sua legge fondamentale, che è la legge dell’amore: ama Dio sopra ogni cosa e ama il prossimo come te stesso. È una legge nuova, diversa, difficile da realizzare, perché richiede uno sforzo sovrumano, che non appartiene all’uomo peccatore di realizzare con le proprie forze: c’è bisogno della grazia divina, cioè dello Spirito Santo, quella Terza Persona Divina della SS.ma Trinità, che dal giorno di Pentecoste non cessa di abitare nella storia dell’uomo, per farla lievitare verso la Gerusalemme celeste.

Questa legge, però, ha una caratteristica fondamentale, che gli deriva appunto dall’essere animata da Dio stesso: rende beato chi la osserva, perché fa di lui un tabernacolo vivente dell’Altissimo. Ecco allora chi sono i beati oggetto della pagina evangelica di questa Domenica: non sono i depositari di una condizione sociale, come certo sociologismo ecclesiale, forzando la parola di Dio, vuol far apparire, quasi che Dio facesse scelte di classe, per cui uno che appartiene ad una determinata condizione sociale è beato, indipendentemente dalla sua accettazione del messaggio evangelico. Ma sono coloro i quali hanno nella loro vita messo Dio al primo posto: è questo che li rende poveri, umili, miti, perché non sono pieni di sé. arroganti, presuntuosi, ma vivono la vita come un dono: e ogni giorno non cessano di rendere grazie al Signore per quello che gli ha dato e che continua a dare.

È chiaro che questo stile di vita cozza contro la mentalità odierna, fondata sul successo e sull’avere; anzi sembra che per le beatitudini evangeliche non ci sia proprio posto nel mondo contemporaneo, diviso tra chi predica la filosofia dell’egoismo più sfrenato e chi semina, in nome di poveri mai visti né conosciuti, l’odio e la distruzione del vivere civile.

Sono tutti e due al servizio del prìncipe di questo mondo in una lotta fratricida.

E i cristiani dove sono? Anche loro sembrano divisi, smarriti, incapaci di proporre una nuova visione del mondo che sia «cattolica» nel vero senso del termine. Eppure mai come oggi, nel deserto spirituale in cui è precipitata l’umanità, c’è bisogno di cristiani autentici, di uomini che nella loro vita incarnino lo Spirito delle beatitudini e lo facciano oggetto di vivere comunitario. Al mondo di oggi non servono cristiani «single», chiusi nella loro coscienza individuale, immersi nelle loro piccole pratiche private, col loro kit di valori umanitari, tanto belli quanto generici, salvo poi ad essere tirati a destra o a sinistra a seconda delle convenienze del momento. Per la realtà attuale c’è bisogno di cristiani capaci di ricostruire un vivere sociale e comunitario, basato su valori concreti condivisi, di cui le beatitudini evangeliche sono lo specchio. Esse impegnano la vita del discepolo di Gesù in tutto il suo essere: nell’anima, nello spirito, nel corpo, nei desideri, nei sentimenti, nella volontà, nel cuore. Gesù ha insegnato le beatitudini mostrandole vissute nella sua vita; le mostrava ogni giorno, ma l’ostensione più bella, la più solenne, quella che veramente risplende di tutta la luce divina è fatta sulla croce. Lì perfettamente Egli rivela ad ogni uomo come si vive da povero in spirito, da mite, da misericordioso, da operatore di pace, da affamato e assetato di giustizia, da puro di cuore, da afflitto. Le beatitudini sono l’essenza della santità di Gesù. Il mondo non può comprendere tanta saggezza, tanta verità, non riesce neanche a percepirne una quantità simile a un granellino di senapa, tanto esso è lontano dalla sapienza incarnata di Cristo Gesù. Lo Spirito del Signore le rivela all’uomo credente, questi le vive nella loro più alta espressività e il mondo è posto dinanzi alla scelta della sua vita: seguire la via crucis della vita e incamminarsi verso Dio, oppure proseguire sulla strada della morte e aprirsi un varco sempre più grande verso la perdizione eterna.

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