Riflessione sul vangelo della IV Domenica di Pasqua Anno C

La IV Domenica di Pasqua, che è chiamata “la domenica del Buon Pastore”, mette bene in rilievo la figura di nostro Signore Gesù Cristo come Pastore che conosce le sue pecorelle, le chiama per nome, le fa pascolare in prati ubertosi, le conduce al sicuro nell’ovile e va in cerca di quella che si è smarrita per ricondurla al sicuro nell’ovile!

Tutto ciò è Gesù stesso che lo afferma nel vangelo di san Giovanni: «Io sono il buon pastore… conosco le mie pecorelle… e do la mia vita per loro».

Conosce anche le pecorelle non sue. Ma questo è il momento del «conosco». Verrà il momento in cui alle pecore non sue dirà: «in verità, io non vi conosco».

Questo è il momento in cui anche le pecorelle che «non sono del mio ovile» sono invitate a entrare, perché «si faccia un sol ovile sotto un solo pastore».

Da chi dipende l’appartenere o meno al gregge di Cristo? Dalla sua chiamata o dalla nostra volontà? Certo da ambedue. È Lui che chiama: «senza di me, non potete far nulla». «Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi». Ma ogni chiamata esige una risposta. Quindi dipende anche da noi.

In pratica, chi appartiene al gregge di Cristo? I cattolici, i battezzati, i testimoni di Geova? Gesù disse chiaramente: «non chi dice «Signore, Si­gnore entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà di Dio», secondo quanto è conosciuta e percepita rettamente dalla propria coscienza.

 Gesù è qualcosa di più del «buon» pastore: in genere è il pastore che vende o uccide le pecore per vivere. Anche il pastore «buono» vive delle sue pecorelle. Gesù inverte la situazione: è Lui che fa vivere le pecore e dà la vita per esse. Infatti Giovanni lo chiama «il bel pastore». Il bello non è solo bene ma è lo splen­dore del bene!

Gesù è anche «Agnello di Dio» che si sacrifica per la gloria di Dio e per la salvezza degli uomini. Ma Gesù vuole anche che le sue pecorelle diano la loro vita per Lui: «Chi vuole salvare la propria vita la perderà, chi la perderà per me, la ritroverà».

Dà la vita per Cristo chiunque ascolta la sua voce e lo segue. C’è un modo cruento di dare la vita e un modo – molto più diffuso – incruento.

Gesù non dà solo la sua vita, sacrificandosi sulla croce: ma dona loro la vita eterna.

Le pecorelle di Gesù sono donne e uomini, la cui unica aspirazione è di vivere eternamente nell’amore. Solo Gesù può soddisfare tale deside­rio: «Io do loro la vita eterna».

Neanche Satana può strapparci dalle sue mani e dal suo cuore. Noi gli costiamo il sangue.

La garanzia viene dalla sua forza di essere Dio uguale al Padre. Nes­suno è più forte di Dio. Soltanto noi possiamo decidere di allontanarci da Lui. Infatti, il criterio dettato da Gesù per appartiene al suo gregge è ascoltare la sua voce e di metterci al suo seguito.

Occorre, però, comprendere con maggior cura come si deve intendere l’e­spressione: «Le mie pecorelle ascoltano la mia voce» (Gv 10,27). La voce di Gesù è la sua Parola; il suo richiamo d’amore è la volontà del Padre che Egli ha fatto risuonare in mezzo a noi in tutta la sua interezza di vita, di via, di verità. La Parola conduce alla vita, la vita assunta e gustata cresce in noi, se nuovamente ci nutriamo di Parola, se cioè lasciamo che essa diventi l’alimento della vita che abbiamo ricevuto. La vita ricevuta per rimanere e fruttificare in noi, si deve nutrire della voce di Gesù, poiché è essa il suo nutrimento. La voce si ascolta, si segue, dopo che si è ascoltata la si comprende e la si comprende non perché si è pensata, ma perché si è ascoltata. Gesù ascoltava la voce del Padre, si ricolmava di vita, comprendeva perché cresceva nell’amore e nella verità, nell’obbedienza; più cresceva e più viveva e più viveva e più voleva ascoltare. In Cristo ogni cristiano deve dare la vita eterna per quanti ascoltano la sua voce, che è di Cristo, che è del Padre. Non si può dare la vita eterna, se non divenendo in Cristo una sola cosa, come Cristo è con il Padre una cosa sola.

Cristo, che è il «Buon Pastore» che ha dato la vita per l’umanità, è il modello concreto e tangibile di come ogni persona umana, dietro il suo esempio e con il suo aiuto, deve crescere nella santità della vita, consacrandosi a Dio con cuore indiviso e generoso, in qualsiasi ambiente vive ed opera: ogni persona umana riceve dal Signore una sua specifica e personale chiamata alla sequela per una missione di salvezza.

Dio, quando chiama ad una missione concede sempre le grazie ed i doni necessari per portarla felicemente in porto. Una cosa sola è fondamentale ed importante: mettersi completamente a disposizione della volontà di Dio, pienamente abbandonati alla sua provvidenza! l’esempio della Ma i Dio, la Beata Vergine Maria, con il «eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto» ci stimola e ci incoraggia ad affrontare la nostra personale “avventura” per seguire e corri­spondere pienamente alla chiamata di Dio!

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