Riflessione sulla liturgia del Natale di Gesù – messa di mezzanotte

La liturgia del Natale di Gesù della messa di mezzanotte mette in evidenzia che la nascita del Figlio di Dio non celebra la bontà, la giustizia, la generosità dell’uomo, ma l’amore di Dio per l’uomo, un amore assolutamente gratuito, che si manifesta in una forma impensata: «Vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi nella città di Davide vi è nato un Salvatore». Così l’angelo si rivolse ai pastori in quella notte di più duemila anni fa.

Il Dio e Salvatore dell’umanità è nato nel profondo della notte, mentre uomini e animali dormivano.

Nessuno avrebbe saputo niente di Lui, se un angelo non avesse an­nunciato a un piccolo gruppo di pastori il grande evento.

Sembra che, per alcuni momenti, solo il cielo abbia voluto godersi lo spettacolo della nascita dell’Uomo-Dio, e che solo dopo fosse stato con­cesso di gioire sopra la terra.

L’avvenimento e l’evento straordinario inizia però con la più grande umiltà: una stalla, due animali, un bambino nella mangiatoia, una madre-giovinetta, un fale­gname, alcuni pastori.

I primi a esserne testimoni non sono cercati parlando in piazza alle folle, ma di notte, in un campo di ignari guardiani di pecore. Segno che Dio non guarda all’aspetto, né alla cultura, ma al cuore.

I pastori sono – dopo Maria e Giuseppe – i primi a vedere il Dio fatto uomo.

Ciò che re e profeti desiderarono vedere, apparve inaspettatamente a loro, semplici pastori, anche se non potevano rendersi conto di vedere il Dio uno e trino. Solo più tardi Gesù spiegherà che «chi vede me vede il Padre».

Dopo aver udito gli angeli e visto il Bambino avvolto in fasce, i pastori divennero non predicatori, ma riferenti, perché si limitarono a «riferire» ciò che era stato detto loro del Bambino.

Riferirono ciò che era stato detto dall’angelo, non ciò che avevano visto, perché, questo non avrebbe fatto notizia. Semmai faceva notizia il contrasto tra le parole udite e le squallide immagini viste!

Riferirono ciò che avevano udito e cioè il contenuto delle parole dell’angelo, perché non bisogna fermarsi all’im­magine del Bambino – benché, celeste – ma andare oltre, al cuore del messaggio angelico: quel Bambino è il Salvatore!

I pastori riferirono ciò che avevano udito e non ciò che videro perché la Luce venuta a risplendere nelle tenebre doveva ancora essere accolta da chi era rappresentato da quei pastori: il mondo avvolto nelle tenebre e nell’ombra della morte. Quel Bambino è il Salvatore dell’intera umanità. “Vi è nato un Salvatore”. Anche oggi abbiamo bisogno di sentire questa buona notizia. Ne ab­biamo bisogno noi, ne ha bisogno il mondo intero, che non cessa di vedere violenze, guerre, ingiustizie, solitudini, povertà, emarginazione, disperazione.

Natale celebra la bontà di Dio che nel Suo Figlio vuole salvare l’uomo liberandolo dalla condizione di schiavitù, di esilio, di lontananza e riportarlo alla gioia e alla pienezza della comunione, della pace e del bene con Lui. 

Con Gesù si ritrova la speranza che dona senso alla vita, che sia più bella degli eventi singoli che noi viviamo, soprattutto più bella degli eventi dolorosi che continuamente costellano il cielo della nostra esi­stenza. È veramente bello vivere, guardare al futuro, perché c’è un Salva­tore, il Cristo Signore, nel quale ogni nostra speranza diviene realtà. Non siamo più soli e smarriti, ma c’è uno che si prende cura di noi, il Messia, l’inviato da Dio, Colui che è il Figlio di Dio.

È un messaggio bellissimo e nello stesso tempo paradossale quello del Natale. Per questo molte volte cerchiamo di distrarci con tutte le cose che la pubblicità ci offre. Per questo l’albero di natale sostituisce sempre più il presepio e babbo natale prende il posto di Gesù.

Ma non dimentichiamo che, da quando Gesù è nato, è Natale non quando viene il 25 dicembre, non quando si mangia il panettone o rice­viamo tanti regali, ma è Natale quando riusciamo ad essere gioia per qualcuno, quando riusciamo a scoprire qualcosa da amare in una per­sona che tutti disprezzano, quando sappiamo infondere fiducia in una persona disperata. Quando soprattutto riusciamo a rallegrarci tanto della vicinanza di Dio che mi salva da proclamare a tutti, con le parole e con la vita, la lieta notizia della salvezza per tutti ed essere disposti a collaborarvi con generosità ed entusiasmo perché possa giungere a tutti.

Per questo l’augurio che faccio a voi e a me non è il generico «Buon Natale» ma l’augurio che i nostri occhi si aprano sempre più per vedere in tutti e in tutto la bontà e la tenerezza di Dio per noi e da questa esperienza esploda in noi il desiderio e l’impegno di comunicare questa bontà a tutti coloro che il Signore ci farà incontrare, a cominciare dai più vicini, da quelli con cui viviamo tutti i giorni.

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